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Conservare la biodiversità

Edward O. Wilson, 79 anni, il "guru" della difesa dell’ecosistema - Sessantacinque milioni di anni fa il mondo ha vissuto l’ultima grande estinzione, quella dei dinosauri, causata dalle conseguenze dell’impatto di un meteorite.

Oggi un’altra e più spaventosa estinzione rischia di realizzarsi, quella della Terra stessa: e stavolta i meteoriti siamo noi, gli esseri umani. Con i toni piani ma avvolgenti dell’argomentazione scientifica e della passione divulgativa, evitando l’isterismo ambientalista e la roboante prosopopea dei profeti di sventura, Edward Wilson spiega nel suo libro La Creazione, edito in Italia da Adelphi, perchè dobbiamo preoccuparci seriamente del destino della Terra e cosa dobbiamo fare da subito seguendo le conoscenze della biologia e anche contribuendo ad allargarle.

Originario di Birmingham in Alabama, biologo, entomologo e mirmecologo di fama mondiale, Wilson usa l’espediente di una lettera «a un pastore della chiesa battista del Sud» perchè, scrive, la religione e la scienza sono le forze più potenti nel mondo di oggi e quindi, aggiunge rivolgendosi al «reverendo», «abbiamo bisogno del suo aiuto». Se non si rischiasse di fare un torto grave alla scrittura appassionata e alla capacità di coinvolgimento del lettore, oltre che alla straordinaria visionarietà interdisciplinare dell’autore, si potrebbe riassumere La creazione in poche righe e molte cifre, quasi tutte allarmanti, alcune decisamente sorprendenti. Gli organismi scoperti fino ad oggi, comprendendo piante, animali e microrganismi, ricorda Wilson, sono circa 1,8 milioni ma circa 10 milioni attendono ancora di essere scoperti; in questo contesto le sparizioni e le estinzioni hanno un ritmo preoccupante.

Qualche esempio: dal 1960 ad oggi i colombi viaggiatori sono scesi da centinaia di milioni a zero; Haiti ha distrutto circa il 99% delle sue foreste e ha inquinato tutti i suoi corsi d’acqua; 47 delle 51 specie di anfibi sono in via di estinzione; il 32,5% di tutti gli anfibi sono a rischio così come il 12% di rettili, il 23% dei mammiferi e la stessa percentuale di uccelli; in Cina l’80% dei 50 mila km di corsi d’acqua più grandi non può più ospitare pesci di alcun tipo; la grande barriera corallina australiana si è ridotta negli ultimi 40 anni del 50%; il ritmo di estinzione negli ecosistemi di acqua dolce è 100 volte più elevato di quello presente prima dell’entrata in scena di Homo Sapiens; senza gli esseri umani in due o tre secoli gli ecosistemi del mondo di rigenererebbero tornando allo stato di 10 mila anni fa. E si potrebbe continuare. La causa di questo inarrestabile declino della biodiversità della Terra, spiega Wilson, è in un acronimo: HIPPO, ovvero Habitat loss (perdita di habitat), Invasive species (specie aliene dannose, ovvero importate in alcune zone e che ne sostituiscono altre), Pollution (Inquinamento), Population (sovrappopolazione), Overharvesting (sfruttamento eccessivo mediante caccia pesca e raccolta). Non sfuggirà che questi fattori spesso si combinano, a volte sono uno conseguenza dell’altro e tutti sono riconducibili all’uomo.
Tra elenchi di animali curiosi (il parrocchetto della Carolina, il dodo, il ghiottone), aneddoti sull’infanzia da piccolo naturalista e sull’università, informazioni sorprendenti (attenzione ai pesticidi: se scomparissero gli insetti sarebbe la carestia e la barbarie), racconti di bioblitz (cacce al tesoro per scoprire e identificare in un dato luogo il maggior numero di specie possibile in 24 ore) e bocciature di futurologi, utopisti e negazionisti, Wilson arriva alla conclusione su cosa si può fare per invertire la rotta: «c’è una sola via per salvare gli ecosistemi - scrive - convincere chi ha il controllo su di essi a occuparsene come buoni amministratori». Non dovrebbe essere difficile trovare i 30 miliardi di dollari necessari (un millesimo del prodotto lordo mondiale) visto che «conservare la biodiversità è il migliore affare economico che l’umanità abbia mai fatto dai tempi dell’invenzione dell’agricoltura». La Creazione non servirà probabilmente a convertire il "reverendo" cui è indirizzata alla fede evoluzionista ma, se fosse adottato nelle scuole di ogni ordine e grado, potrebbe davvero fare miracoli.

L'Arena